Con le morti di Attilio Bettega ed Henri Toivonen, il WRC visse uno dei momenti più drammatici della sua storia. Il Tour de Corse divenne il simbolo di un’epoca spinta oltre ogni limite.
In un contesto dominato da potenza e innovazione, emersero i rischi di una tecnologia ormai fuori controllo e, forse, troppo avanzata per l’epoca. Fu l’inizio della fine per il leggendario Gruppo B.
Cos’era il “Gruppo B”?
Ma andiamo con ordine. Cosa sono (e come nascono) le “Gruppo B”?
Tra il 1977 e il 1981, il World Rally Championship vive una fase di transizione, sospesa tra tradizione e rivoluzione. È l’ultima epoca in cui il rally mantiene un’anima artigianale, prima dell’arrivo della rivoluzione.
Nel 1979 la FISA autorizza la produzione di vetture a quattro ruote motrici (con una conseguente nascita della trazione integrale), l’aggiunta del turbo ed un peso nettamente ridotto.

Andando sul concreto, se prima del 1982 (anno di nascita delle gruppo B) la Ford Escort campione del mondo pesava 1050kg, con 280 cavalli e faceva i 100km/h in 6.5 secondi, la Peugeot 205 T16 del 1986 (nella foto sopra) pesava 950kg, aveva 550 cavalli e faceva i 100km/h in 3 secondi netti: numeri folli già ai giorni nostri, figurarsi all’epoca.
Cambiano anche i criteri per quanto riguarda l’omologazione, con veramente poche limitazioni.
Per ottenere l’omologazione erano necessarie infatti solamente 400 auto, con ulteriori venti per quanto riguarda i prototipi.
L’albo d’oro
Parliamo di pista, anzi, di strada. Fondamentalmente furono quattro le auto che si spartirono i mondiali piloti e costruttori nel corso di quelle folli cinque stagioni: Opel, Audi, Peugeot e Lancia.

Nel 1982 trionfò la tedesca Opel, che si portò a casa il titolo piloti con Walther Röhrl, al secondo trionfo personale, mentre quello costruttori andò ad Audi con la sua rivoluzionaria Audi Quattro. (Nella foto sopra durante una prova di decollo nel rally del Portogallo del 1984).
Nel 1983, fu Lancia a portarsi a casa il titolo costruttori (trascinata da Röhrl e Alen) mentre a vincere il campionato piloti fu Mikkola, a bordo di quell’Audi Quattro gialla, bianca e grigia che è ancor oggi storia.
L’anno successivo, il 1984, fu un assolo totale da parte di Audi, che dominò sia il mondiale costruttori, sia quello piloti (vinto da Blomqvist)
Gli ultimi due anni furono all’insegna della Peugeot che, con la sua 205 T16 (nella foto sotto) menzionata in precedenza, vinse sia nel 1985 (Salonen) sia nel 1986 (Kankkunen).
Proprio questi ultimi due anni furono però anche la fine di queste vetture storiche, così rivoluzionarie ma così controverse, a causa di alcuni incidenti dei quali, proprio oggi, cadono gli anniversari.
Attilio Bettega: la speranza trentina di Lancia
Classe 1953, trentino di nascita, Attilio Bettega esordisce (tramite wild card) nel Rally di Corsica 1978.
L’anno successivo ottiene il primo podio nel Rally di Sanremo, dopo un’altra wild card in quel di Monaco. Nel 1980 e 1981 effettua qualche altra apparizione, impressionando niente di meno che il team Lancia, che lo ingaggia per la stagione 1982.
In quella stagione fece solo una wild card, in Corsica. Nel 1983 Bettega affianca Röhrl ed Alen nel trittico Lancia che riuscirà, storicamente, a conquistare il titolo costruttori, battendo l’Audi, campione uscente. Titolo ancor ‘oggi storico, poiché è l’ultimo mondiale vinto da una vettura a trazione posteriore.
Nel 1984, Bettega prende parte a cinque rally, chiudendoli tutti in zona punti e conquistando due podi in Portogallo (P3) e a Sanremo (P2), dimostrando di essere un pilota in estrema crescita.

Nel 1985 Attilio corre il Rally del Kenya, non chiudendo però la corsa. Un mese dopo si vola in Corsica.
Sarà l’ultimo viaggio per Attilio dato che, il 2 maggio, 41 anni fa proprio oggi, durante la quarta prova speciale perde il controllo della vettura e finisce contro un albero, in un burrone. Il copilota Maurizio Pernissot rimase quasi illeso, ma per Attilio non ci fu nulla da fare, morì praticamente sul colpo all’interno della sua Lancia numero 4.
A lui è stato dedicato l’ “Attilio Bettega memorial“, che si corse a Bologna fra il 1986 e il 2017, per ricordare un grande uomo ed un grande pilota. Curiosamente, l’ultimo vincitore è Kalle Rovanpera, bicampione del mondo WRC e, ad oggi, pilota di Super Formula.
Henri Toivonen, il predestinato finnico
Classe 1956, Henri esordisce nel WRC grazie ad una wild card nel 1975.
Figlio di Pauli, rallysta anch’esso (e campione europeo nel 1968) Toivonen ottiene il sedile da pilota titolare nel 1980, a soli 24 anni, dopo un’altra serie di wild card negli anni precedenti. In quest’annata, dove guida una Talbot, prende parte a quattro rally: Portogallo, Finlandia (entrambi non conclusi) e il Rally di Sanremo, che chiude al quinto posto.
Il finlandese stupirà il mondo vincendo incredibilmente il rally di Gran Bretagna davanti a Mikkola, divenendo il pilota più giovane a vincere un evento del WRC (è tutt’ora terzo alle spalle di Latvala è Rovanpera, primo).
Il 1981 è un anno ancora positivo dato che, sui sette rally ne conclude tre, chiudendo quinto a Montecarlo e in seconda posizione sia in Portogallo, sia a Sanremo.
Nel 1982 la grande occasione: Henri definisce il passaggio in Opel. Parteciperà a cinque rally, conquistando altri due podi (Grecia e Gran Bretagna) e un quinto posto, a Sanremo. A fine anno sarà vicecampione del mondo costruttori, alle spalle di Audi.
Il 1983 fu un anno complicato: nessun podio e 3 ritiri sui cinque rally a cui partecipò.
Nel 1984 Lancia vede in lui un potenziale campione e lo ingaggia: concluderà con un podio, a casa sua.
Nel 1985 Bettega e Toivonen si ritrovano compagni di squadra in Lancia. Henri corre solamente quattro rally, di cui tre dopo la morte del compagno di squadra, prendendo di fatto consegna della Lancia numero 4 che era del trentino. Vincerà di nuovo il Rally di Gran Bretagna.
1986: il fatale Portogallo e la crudele coincidenza corsa
Il 1986 si apre in maniera super positiva per Toivonen, che vince il Rally di Montecarlo con ben 4 minuti di vantaggio sul campione uscente Salonen, secondo.
In Portogallo arriva una bruttissima avvisaglia per il mondo del rally. Il 5 Marzo, durante lo svolgimento del rally, la Ford di Santos finí fuori strada, travolgendo la folla.
Il bilancio fu amaro: tre morti e una trentina di feriti. Tutte le squadre decisero di ritirarsi in segno di rispetto.
Questo incidente sollevò più di qualche dubbio alla federazione, che si iniziò ad interrogare sulla sicurezza delle Gruppo B. Ma era già troppo tardi.

2 Maggio 1986. Toivonen, (assieme al suo copilota Sergio Cresto) mentre era impegnato nello svolgimento della PS18, cade in un burrone. La vettura prende fuoco e, sia per Henri sia per il copilota, non c’è niente da fare.
I parallelismi con l’incidente di Attilio dell’anno precedente fanno venire i brividi: stesso costruttore, stesso rally, stesso giorno. A distanza di un anno dall’altro, sia Bettega che Toivonen sono stati vittime dello stesso, tragico, destino.
Conseguenze
Le tragedie di Attilio Bettega e Henri Toivonen non segnarono solo la fine di un’epoca, ma cambiarono per sempre il volto del WRC. Dopo le perdite dei due piloti, la FIA comprese che il limite era stato superato.
Il Gruppo B, simbolo di potenza e spettacolo, lasciò spazio ad una nuova consapevolezza: la sicurezza non poteva più essere un compromesso.
Alla fine del 1986, quelle vetture cosi al limite, spettacolari ma maledettamente pericolose vennero sostituite dalle Gruppo A, estremamente più sicure. Nei sei anni successivi, dal 1987 al 1992, Lancia dominò incontrastata, lasciando un interrogativo pesante, ovvero “quanto avrebbero potuto vincere Bettega e Toivonen?”.
Fonte immagine di copertina: Centro Storico Fiat via FB


