Le pagelle di metà stagione – La rivoluzione regolamentare ha azzerato i vecchi equilibri, offrendo undici eventi ad altissima intensità tecnica e strategica. Tra nuovi motori, parametri ADUO e telai inediti, la prima metà di stagione traccia un bilancio netto. La Mercedes fa la voce grossa con otto successi, pur convivendo con noie d’affidabilità. La Ferrari risponde presente con un telaio d’eccellenza e aggiornamenti continui che ribaltano i pronostici della vigilia. Alle loro spalle, il paradosso della Red Bull — forte del miglior motore, ma tradita dall’aerodinamica — e le fatiche della McLaren. Oltre alle battaglie a centro gruppo di Racing Bulls e Alpine che raccontano di una Formula 1 viva, complessa e priva di certezze assolute. È tempo di tirare le prime somme: diamo un’occhiata alle pagelle della prima metà di stagione!
F1, Costruttori: le pagelle di metà stagione – BASSA CLASSIFICA
Scuderia Cadillac (11° classificato / 0 punti): voto 4
L’incubo del foglio bianco. – L’esordio del colosso americano sul palcoscenico formulistico somiglia sempre più ad una sofferta traversata oceanica. E l’undicesimo posto nella Classifica Costruttori, con tanto di zero assoluto nella casella dei punti, testimoniano il duro prezzo dell’inesperienza da parte del team. La stagione d’esordio è inevitabilmente segnata dal calvario dell’affidabilità, soprattutto meccanica. La MAC-26, infatti, è continuamente flagellata dal surriscaldamento cronico dell’impianto frenante, che provoca frequenti roghi al retrotreno e continui ritiri (vedi Monaco, Spielberg e Budapest). Tra guasti insidiosi e componenti incenerite, la monoposto statunitense accumula comunque prezioso chilometraggio nella nebbia dei patimenti. E ogni traguardo tagliato è pur sempre un atto di fede. La risalita dall’abisso sarà lunga, ma la struttura sta dimostrando una tenacia incrollabile di fronte alla tempestosa realtà.
Scuderia Aston Martin (10° classificato / 1 punto): voto 4
L’incantesimo è spezzato? – Il decimo posto nella Classifica Costruttori racchiude il paradosso della compagine di Silverstone. La transizione al propulsore ufficiale Honda e l’arrivo di Adrian Newey alla guida del progetto avevano alimentato sogni di gloria per il regolamento tecnico 2026. La realtà, però, si è rivelata una severa disillusione. Nata in ritardo, la monoposto AMR26 soffre di croniche debolezze strutturali, evidenziando una spiccata inefficienza nell’integrazione tra il telaio e l’architettura della Power Unit giapponese. Soltanto il corposo pacchetto di aggiornamenti introdotto prima della pausa estiva ha mostrato i primi timidi segnali di riscatto. Il cantiere guidato da Newey resta immenso: la scuderia britannica cerca faticosamente la via della rispettabilità nonostante la difficoltosa gestione d’una monoposto recalcitrante.

Fonte: AstonMartinF1 su X (Twitter)
Scuderia Williams (9° classificato / 11 punti): voto 4,5
Il fardello dell’incertezza. – Il nono posto nei Costruttori ritrae un team di Grove impantanato nelle sabbie mobili di una transizione assai complessa. Accreditata di ben altre ambizioni, la scuderia di Grove paga a caro prezzo i ritardi di gestazione e un eccesso di peso telaistico che limita gravemente le doti dinamiche della monoposto. Nonostante il supporto della Power Unit Mercedes, la vettura soffre di una cronica carenza di carico aerodinamico, scivolando inesorabilmente verso le ultime file. Le rare apparizioni in zona punti nascono più da sprazzi d’orgoglio o da gare caotiche che da una reale competitività velocistica. Il muretto prova a inventare tattiche alternative per rimediare alle lacune del mezzo, ma la frequente eliminazione in Q1 condiziona irreparabilmente ogni fine settimana. Per uscire da questa crisi di identità occorre una drastica revisione dei concetti aerodinamici: la risalita si preannuncia lunga e irta di ostacoli.
Scuderia Audi (8° classificato / 12 punti): voto 5,5
Battesimo di fuoco. – L’esordio del colosso di Ingolstadt nella massima formula riflette la spietata durezza dell’odierno ciclo tecnico. L’ottavo posto nella Classifica Costruttori racconta della travagliata gestione motoristica realizzata a Neuburg. Tra l’abbandono di Sauber e l’avvio della nuova era, la monoposto sconta gravi e ricorrenti problemi di affidabilità. Le mancate partenze di Miami e i ritiri per guasti al sistema di accumulo energetico ne hanno tarpato lo sviluppo. Nelle parole del management e dei piloti riaffiora la frustrazione per un’erogazione elettrica ancora incostante, afflitta da cali di potenza e difficoltà nella gestione delle mappature. Sebbene il telaio mostri sprazzi di bilanciamento e un’ottima velocità nei tratti a media frequenza, la mancanza di continuità al via impedisce al team di raccogliere quanto seminato. Sotto la guida di Mattia Binotto, la struttura avanza con rigore; tuttavia, la strada per colmare il divario d’efficienza dai costruttori storici rimane impervia.
F1, Costruttori: le pagelle di metà stagione – METÀ CLASSIFICA
Scuderia Haas (7° classificato / 21 punti): voto 5,5
Il freno dello sviluppo. – Dopo l’exploit iniziale in Cina e i punti primaverili, il team statunitense incappa in una preoccupante spirale negativa, collezionando cinque gare di totale digiuno prima della pausa. Come confessato con crudo realismo dai vertici del team, la scuderia è stata superata dal ritmo di sviluppo della concorrenza. La moneta scarseggia e la vettura, priva del carico aerodinamico necessario al retrotreno, fatica a superare lo sbarramento del Q1. La posizione in graduatoria resiste non tanto per virtù proprie, quanto per l’incapacità dei rivali alle spalle di approfittare di questo prolungato blackout. Con l’inerzia irrimediabilmente spezzata, la truppa americana si ritrova a navigare a vista, protetta soltanto dalle sventure altrui.

Fonte: @HaasF1Team su X (Twitter)
Scuderia Alpine (6° posto / 61 punti): voto 7
La rifondazione sotto la cenere. – La scuderia di Enstone naviga nel mezzo di una profonda e complessa ristrutturazione. Il passaggio alla Power Unit Mercedes ha garantito una solida base di potenza ed efficienza energetica, affrancando il team dagli storici deficit velocistici sul dritto. Tuttavia, come confermato dalle analisi tecniche e dai resoconti dei piloti, la monoposto sconta un ritardo nello sviluppo del telaio. E l’integrazione del nuovo propulsore ha richiesto compromessi aerodinamici che penalizzano il carico al retrotreno. Sotto la guida di Flavio Briatore e la direzione di Oliver Oakes, la squadra dimostra cinismo nelle gare caotiche, cogliendo punti vitali per difendere la posizione. La carenza di aggiornamenti continui sulla scocca limita per ora le ambizioni di vertice, lasciando il team sospeso a metà griglia.
Scuderia Racing Bulls (5° posto / 66 punti): voto 7,5
Toro d’assalto. – Ancorata al quinto posto nel Campionato Costruttori, la scuderia di Faenza si sta affermando come una delle sorprese più solide nel centro griglia. La Power Unit Red Bull Ford Powertrains offre una spinta costante, ma è sul telaio che il team ha compiuto il salto di qualità. La monoposto, infatti, eccelle sul guidato e ad alto carico. La svolta stagionale arriva a Monaco con un clamoroso doppio piazzamento (6° Lawson e 7° Lindblad), confermato dai punti raccolti in Spagna, Inghilterra e Ungheria. Come sottolineato dai piloti nelle interviste, la vettura soffre soltanto quando le temperature salgono troppo, alterando il consumo gomme. La gestione delle strategie del muretto guidato da Alan Permane, però, ha finora massimizzato il potenziale del pacchetto.

Fonte: @visacashapprb su X (Twitter)
F1, Costruttori: le pagelle di metà stagione – ALTA CLASSIFICA
Scuderia Red Bull (4° posto / 177 punti): voto 6,5
Toro al paradosso. – Per la scuderia di Milton Keynes l’avvio del ciclo regolamentare 2026 coincide con la sfida più rischiosa della sua storia: il debutto della PU autoprodotta. Un propulsore endotermico che, stando alle misurazioni FIA in merito all’attribuzione dell’ADUO, risulta come assoluto riferimento dell’intero lotto: un traguardo incredibile per un costruttore inesperto. A tarpare le ali alla vettura sono i problemi di gioventù dell’integrazione, come la cronica difficoltà nello stacco frizione al via. Oltre all’aerodinamica posteriore, che continua a causare grossi malfunzionamenti portando i piloti a rovinose escursioni di pista e ritiri pesanti. Insomma, la RB22 si ritrova con un motore apparentemente eccezionale, ma imprigionato in un telaio inaffidabile e capriccioso.
Scuderia McLaren (3° posto / 220 punti): voto 6,5
La corona smarrita. – Salita sul trono iridato nel 2025, la scuderia di Woking naviga al terzo posto nei Costruttori affrontando un riassestamento inevitabile. E il passaggio ai nuovi regolamenti priva la MCL40 di quell’egemonia tecnica che la caratterizzava. Pur spinta dal motore Mercedes, la vettura soffre un’incostanza che gli stessi piloti definiscono «un’altalena continua». Se sui tracciati ad alto carico il telaio mostra ancora spunti eccellenti (vedi Budapest), la gestione delle gomme e la calibrazione dell’energia evidenziano ancora vulnerabilità inattese. Come dichiarato da Andrea Stella, il team sconta la complessità di essere un team cliente contro i grandi costruttori ufficiali. Anche cogliendo podi preziosi, Woking rincorre un livello di performance che fatica a ritrovare con continuità.

Fonte: @McLarenF1 su X (Twitter)
Scuderia Ferrari (2° posto / 307 punti): voto 8
Una stagione da antagonisti. – All’alba del rivoluzionario ciclo tecnico 2026, quasi nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulle sorti del Cavallino Rampante. Difatti, i timori sul marcato deficit prestazionale della PU di Maranello erano più che concreti, trovando poi riscontro nei dati ufficiali dell’ADUO varati dalla FIA. Eppure, la rossa con(vince): le due vittorie di Barcellona e Silverstone arrivano, sì, capitalizzando le sbavature altrui, ma sono anche il frutto del lavoro in fabbrica. La stessa che sforna continui pacchetti di aggiornamenti massicci e rivoluzionari, oltre ad essere funzionanti al debutto. Una prontezza operativa e una lucidità di sviluppo che a Maranello non si ammiravano da moltissimo tempo. Certo, la monoposto sconta ancora delle lacune: nei tracciati «rear-limited» la mancanza d’incisività si fa sentire, benché la purezza del telaio riesca in parte a mitigare. In attesa del vociferato aggiornamento al motore, la Ferrari non può che godersi il ruolo di fiera pretendente.
Scuderia Mercedes (1° posto / 379 punti): voto 9
Tra dominio e fragilità. – Con un rullino di marcia impressionante di ben 8 vittorie su 11 eventi disputati, il team di Brackley monopolizza la prima parte del campionato. La W17 si dimostra a mani basse la vettura più completa e bilanciata della griglia, capace di fare il vuoto sia in Qualifica che in gara. Eppure, a rendere la corazzata di Brackley non del tutto imbattibile è un campanello d’allarme che risponde al nome di affidabilità. I dolorosi ritiri patiti in Canada e a Barcellona rivelano crepe inattese sul piano della tenuta meccanica ed elettrica. Nonostante queste noie tecniche e un’ansia costante nel box per i parametri termici, la superiorità tecnica del pacchetto telaio-motore resta indiscutibile. La Mercedes rimane la lepre indiscussa e la favorita assoluta per la conquista di entrambi i titoli mondiali.<
Immagine di copertina, Fonte: formula1.com


