20 anni fa, il 22 ottobre 2006, si chiuse in Brasile l’epopea di Michael Schumacher in Ferrari. Sebbene non si sia trattato del suo ritiro definitivo come avremmo poi visto, fu senz’ombra di dubbio la fine di un’era. Una delle accoppiate più vincenti della storia della F1, che noi stessi abbiamo raccontato approfonditamente su queste pagine. Anche l’ultima gara del tedesco col Cavallino Rampante è stata epica, ma non perché vincente. A quello ci pensò Felipe Massa, il cui trionfo nella sua San Paolo al volante della Rossa rappresentò un vero passaggio di testimone. Quanto piuttosto per la grande rimonta compiuta da Schumacher, un ricordo della sofferenza e della resilienza che avevano caratterizzato i suoi primi anni in Ferrari. Una traccia del fatto che il tedesco non ha trovato nessun tavolo apparecchiato. Si è dovuto guadagnare il banchetto della grandezza eterna con costanza e determinazione.
La vigilia: Alonso corre spedito verso il secondo titolo
A seguito della rottura del motore della Ferrari di Schumacher al Gran Premio del Giappone, il titolo sembra scontato per Fernando Alonso. Con le sue 10 lunghezze di vantaggio in classifica sul tedesco il campione del mondo in carica sembra involato verso la riconferma. L’unica speranza è che Michael vinca e lo spagnolo non colga punti.
Schumi arriva in Brasile rilassato, consapevole di quanto questa sia una missione impossibile. La dea bendata gli ha raramente arriso in carriera, e non conta su di essa per battere Nando. L’importante è aiutare la squadra a vincere il titolo Costruttori, dove il ritardo di 9 lunghezze rende più probabile un recupero, per quanto molto difficile.
Nel corso del weekend le Ferrari 248 F1 dimostrano una competitività stratosferica, le simulazioni danno una doppietta quasi per scontata. Ma, a proposito della sfortuna tipica di Schumacher, essa lo colpisce nel Q3 a Interlagos. La rottura della pompa del carburante gli impedisce di segnare un giro valido, e si troverà costretto a partire in 10a posizione sulla griglia.
A conquistare la pole è il compagno Massa davanti alla McLaren di Kimi Raikkonen, ormai sostituto designato del Kaiser a Maranello nel 2007. Alonso è solo 4°, ma gli basta ottenere una qualsiasi posizione a punti per diventare campione.
La domenica tuttavia nessuno sembra pensare al mondiale. Il clima è di festa, con la pista di San Paolo teatro di una celebrazione ufficiale della carriera di Schumacher. Alcuni applausi di circostanza, non tutti lo amano. Ma anche tantissimi attestati vera ammirazione, con addirittura un trofeo commemorativo che viene consegnato a Michael nientemeno che da Pelè.
A saltare la cerimonia è però Raikkonen, che al suo ritorno si giustifica come solo lui sa fare:
“I was having a sh*t.” (“Stavo ca*ando.”)
Mai arrendersi: l’essenza di Michael Schumacher e della sua Ferrari
Il GP del Brasile 2006 inizia nel caos per l’incidente al primo giro innescato dalla lotta fratricida in Williams tra Nico Rosberg e Mark Webber. L’australiano lascia la scuderia di Grove quasi con un sospiro di sollievo, diretto in Red Bull – non sa che sarà la svolta per lui –. Inevitabile la chiamata della Safety Car per pulire i detriti, e alla ripartenza Schumacher tenta un attacco alla S do Senna su Giancarlo Fisichella. Il pilota romano però resiste, e il bordo destro dell’alettone anteriore della sua Renault tocca la gomma posteriore sinistra della Ferrari #5. Lo pneumatico immediatamente si sgonfia, e Michael inizia a perdere posizioni. Al muretto box Jean Todt mostra una calma rassegnazione. Già prima le speranze di recuperare su Alonso nel mondiale rasentavano lo zero, ora è davvero finita.
Ma è qui che avviene la magia: Schumacher rientra ai box, fa cambio gomme e riparte indiavolato. Il suo ritmo è devastante, è più veloce di chiunque altro in pista. Presto si sdoppia dal compagno Massa e comincia una rimonta forsennata, recuperando posizioni su posizioni. È la sua ultima gara, non ha nulla da perdere ormai. Può solo fare quello che ha sempre fatto: provare a tutti che è il migliore.
La sua è un’impresa a dir poco epica, che ricorda numerosissime gare del quinquennio 1996-2000, quando correva con le unghie e coi denti. Sebbene tanti si spostino, ce ne sono altri che non gli danno vita facile. Addirittura Michael induce all’errore Fisichella, che finisce fuori proprio alla S do Senna. La vendetta è un piatto che va servito freddo.
E poi c’è l’ultimo, sensazionale sorpasso di Schumacher ai danni proprio di quel Raikkonen che lo sostituirà alla Ferrari. Una mossa da vero leone, infilandosi in un piccolissimo pertugio all’interno della prima curva. Ma pulito ed efficace, simbolo del rispetto che il tedesco prova per Kimi, predestinato alla grandezza.
Il GP del Brasile lo vince Massa, che festeggia il suo primo trionfo a casa propria con una tuta speciale verde-oro. 2° Alonso, che diventa agevolmente campione del mondo, e presto andrà in McLaren – ancora non sapendo cosa lo aspetta –.
Ma quasi nessuno si cura dell’asturiano, nel luogo dove lui è stato elogiato con un boato alla conquista del suo primo mondiale l’anno precedente.
Grazie, Schumi
Gli applausi sono tutti per Michael Schumacher, che ha trascinato la sua Ferrari verso un insperato 4° posto. Non abbastanza nemmeno per dare alla Rossa il titolo Costruttori, ma poco importa. Ha confermato di essere ancora il migliore della griglia, o per lo meno alla pari col 25enne Alonso. Massa corre ad abbracciarlo commosso, la sua gratitudine verso colui che gli ha fatto da mentore. Michael sorride felicissimo per Felipe: la nuova generazione di piloti Ferrari è pronta per vincere senza di lui.
Jean Todt, Ross Brawn e tutta la squadra tributano a Schumacher festeggiamenti come se avesse vinto l’ottavo titolo. Per loro è lui il vero campione 2006, autore di una seconda metà di stagione quasi perfetta che sembrava davvero potesse realizzare l’impossibile.
Finisce così la storia di Michael Schumacher e della Ferrari, un’era di vittorie e sconfitte, gioie e dolori. Una delle favole più belle dell’automobilismo, forse dell’intero sport mondiale. Il tedesco tornerà in F1 nel triennio 2010-2012 con la Mercedes, ma non cancellerà mai la magia di quel 2006. L’anno in cui avrebbe dovuto abdicare al giovane asso Fernando Alonso, e invece ha perso soggiando una forza e una resilienza degne di renderlo campione moralmente alla pari con lui.
Il mitico Kaiser ha sempre rappresentato questo: poche parole, tanti fatti. E quel suo ultimo GP in rosso, condotta in una risalita totalmente silenziosa, ne sarà l’emblema in eterno. Chi scrive lo ringrazia per quei bellissimi anni che hanno accompagnato la sua infanzia, l’essere stato un raggio di luce nei momenti bui. Grazie per essere esistito, Schumi.
Anzi…
DANKE MICHAEL

Fonte immagine di copertina: profilo X ufficiale di Michael Schumacher


