GP a volontà e sprint race sono davvero la soluzione? Chi ricorda la F1 con 16 gare spalmate nell’arco della stagione e con gran premi a cadenza regolare di due o tre settimane di distanza l’uno dall’altro? Di certo la rammenta il sottoscritto date, ahimè, le oltre quaranta primavere sul groppone ma i più giovani evidentemente non sanno nemmeno di cosa mi stia accingendo a scrivere…
Pochi e ben distribuiti
Ebbene sì, una volta (parlo di fine anni ’80 e inizio ’90) il numero di gare che componevano la stagione di F1 non aveva nulla a che vedere con il mastodontico e pachidermico calendario attuale. I GP erano 16, non uno di più, ben distribuiti lungo l’arco dell’intero campionato, si partiva generalmente a marzo/aprile in Brasile per poi chiudere i giochi in Australia all’incirca a metà novembre. Difficilmente si assisteva a gran premi uno di seguito all’altro e le scuderie avevano solitamente almeno un paio di settimane di pausa tra una gara e quella successiva. Oggi le cose sono ben differenti d’altronde il mondo è cambiato e conseguenzialmente anche il Circus della F1 ha dovuto adeguarsi ad abitudini e soprattutto a ritmi decisamente differenti.

Tanti GP, poche pause…
Negli ultimi anni, soprattutto dopo l’avvento del colosso americano delle comunicazione di massa Liberty Media, abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione di ciò che fino a pochi anni addietro costituiva l’ossatura della F1 e delle sue tradizionali abitudini.
Tanto per cominciare il calendario prima snello e ben cadenzato si è dilatato in maniera importante dapprima raggiungendo il numero di 20 gran premi (che già sembravano un’enormità) per poi ingrandirsi ulteriormente arrivando agli attuali 24 eventi e, se pensiamo alle parole dette dal presidente del Circus Stefano Domenicali circa un anno e mezzo fa, in futuro potremmo avere un calendario di F1 costituito addirittura da 30/32 gran premi, insomma un race weekend a settimana o quasi, con ovvie ripercussioni a livello di impegni per i team che vedranno meccanici ed addetti ai lavori costretti a veri e propri tour de force in giro per il globo terracqueo con annessi tanti voli intercontinentali come contorno.

È la giusta soluzione?
A questo punto la domanda sorge spontanea: rendere il calendario “gargantuesco” è davvero la soluzione più corretta per avere una F1 che desti maggiore interesse soprattutto tra il pubblico più giovane? E’ davvero cosi insaziabile la voglia di gran premi da parte degli appassionati?
Ad onor del vero, parlo per opinione personale, non sarebbe meglio un mondiale composto da massimo 20 GP che permetterebbe alle scuderie di essere meno “stressate” a livello di impegno lavorativo da parte di meccanici e dirigenti? Senza contare che uno snellimento del calendario comporterebbe anche una considerevole diminuzione delle spese legate alle trasferte (logistica, hotel, etc.). Solo Domenicali potrebbe darci risposte precise in merito ma al momento risulta evidente che la direzione intrapresa da parte di chi governa il Circus va esattamente nella direzione diametralmente opposta.
“Mete esotiche” al posto dei circuiti storici?
Nürburgring, Hockenheimring, Paul Ricard, Jerez, Estoril e l’elenco sarebbe ancora lungo… circuiti che hanno scritto pagine indelebili nella storia della categoria regina del motorsport e che da molti anni mancano nel calendario mondiale sostituiti da piste quali Miami, Las Vegas, Baku, Singapore (senza fare accenno ai cosiddetti “tilkodromi” ma lì ci sarebbe da scrivere un altro articolo…).
Davvero si sente la necessità di correre in luoghi quanto meno singolari piuttosto che rivedere le monoposto tornare a sfrecciare su asfalti storici che tante eroiche gesta hanno raccontato nel corso dei decenni? Da appassionato tornare ad esempio al caro vecchio Nürburgring non mi dispiacerebbe affatto tuttavia capisco che chi gestisce il carrozzone preferisce mete per così dire “esotiche” ponendo il vil denaro dinanzi a qualsivoglia romanticismo (del resto pecunia non olet).
Sia chiaro, lungi da me esprimere giudizi sommari sui nuovi circuiti, tuttavia mi sento di dire che tornare ad Hockenheim sarebbe certamente più gratificante per il fine palato degli intenditori rispetto ad esempio a Miami così come avere una F1 più “europea” riporterebbe storia, passione e fascino nei luoghi in cui tutto ha avuto origine.

Sprint race oppure il caro vecchio format?
Come ultimo tema ho lasciato quello legato alle gare sprint. Entrate in calendario nel 2021 hanno subito spaccato l’opinione a metà. Dopo ormai tre anni siamo certamente in grado di esprimere un giudizio preciso sulle sprint race. Insomma… servivano davvero? Danno davvero quel qualcosa in più al weekend di gara? Ho da qualche annetto passato gli “anta” e sono legato al vecchio format (prove libere – qualifiche – gara) ritengo quindi che l’essenza della F1 sia costituita dal semplice binomio qualifiche-gara dove si può valutare la bravura del pilota sul giro secco oppure sulla durata di un gran premio.
Non avevo personalmente nessuna necessità di vedere una “micro” gara al sabato (dove per altro si ha sempre la sensazione che i drivers guidino col “freno a mano tirato” per non correre rischi di rovinare la vettura da condurre il giorno dopo…) e per di più, in seguito al cambio di format, non si ha nemmeno più la possibilità di vedere una griglia di partenza un po’ diversa dal solito dove magari le vetture meno prestazionali si ritrovano poi la domenica a partire in top ten…

Riflessioni finali
Insomma, io sono del tutto contrario alle sprint race ma ovviamente è solo la mia umile opinione. Sicuramente a qualcuno piaceranno.
In definitiva preferite la vecchia F1 tradizionale oppure quella che nel corso degli ultimi anni ci hanno confezionato Domenicali e compagnia cantante?
Ai posteri, come sempre, l’ardua sentenza…



Decisamente la vecchia Formula 1 aveva del suspance in più e si aveva il tempo di rivedere la gara registrata la domenica valutandola molto meglio ,,, ma !! i miei anni non permettono un giudizio corretto per questi tempi ,,,,
Grazie per il tuo commento Nazzareno!