Le pagelle del GP di Ungheria – La tappa magiara lascia in eredità un copione denso di colpi di scena. La pista, assai rovente, mette a nudo tanto le eccellenze ingegneristiche quanto le fragilità umane e tattiche dei protagonisti. Dalla prova di forza chirurgica della McLaren, rinvigorita dalle novità aerodinamiche, fino al dramma sportivo di casa Ferrari, tradita da errori strategici e limiti strutturali. Insomma, l’appuntamento ungherese riscrive le gerarchie di metà stagione. E ne tracciano un bilancio che potrebbe rivelarsi uno spartiacque decisivo per il prosieguo del campionato. Diamo un’occhiata alle pagelle del GP di Ungheria 2026:
Le pagelle del GP di Ungheria – TOP
Lando Norris (McLaren-Mercedes / 1° classificato): voto 10
Cinico. – Un battito di ciglia, appena 12 millesimi di secondo sull’asfalto arroventato del sabato di Qualifica: è qui che comincia il capolavoro dell’inglesino. Una Pole Position scintillante, su cui si fonda una domenica di totale dominio. Il Campione del Mondo trasforma l’Hungaroring in un palcoscenico papaya, sublimando le doti di una ritrovata MCL40 grazie ad un pacchetto di aggiornamenti azzeccatissimo. L’evoluzione, strutturata in due atti (prossimo step a Zandvoort), regala alla vettura inglese tanto carico e trazione, specialmente fra le pieghe guidate del settore centrale. La gestione di Norris, poi, è degna di nota: calma olimpica (soprattutto dietro Piastri) e tempi fotocopia. Resta solo un interrogativo: questo step evolutivo basterà a consacrare il team di Woking come pretendente costante e inamovibile per la vittoria su ogni tracciato?

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Max Verstappen (Red Bull Racing-RB Ford / 2° classificato): voto 8
Equilibrista. – Al sabato l’ennesimo errore nel momento cruciale della Qualifica: un testacoda, figlio di un altro problema aerodinamico, vera bega di questa complicatissima RB22. Con la solita fame vorace, però, l’olandese ricuce lo strappo attraverso una gara all’attacco, tra gestione strategica e colpi di genio. Su tutti, l’inaspettato sorpasso in approccio di curva ai danni del rivale di sempre, Lewis Hamilton, riaprendo nuovamente la sua rincorsa al podio. Insomma, la belva di Hasselt sa sempre come trasformare il veleno della frustrazione nel carburante della rimonta. E se poi gli avversari (vedi Ferrari) gli facilitano la vita…
Kimi Antonelli (Mercedes / 3° classificato): voto 7,5
Limitazione dei danni. – La domenica del talento italiano comincia zavorrata: una penalità per il mancato rallentamento sotto regime di bandiera gialla in Q3 lo retrocede in quarta fila. Il team di Brackley, allora, prova a sparigliare le carte allungando di molto il primo stint e creando un netto tyre-delta rispetto alla concorrenza. Una scelta che, a metà corsa, permette al bolognese di accarezzare persino la suggestione della sosta singola, poi saggiamente riposta per non rischiare di finire sulle tele. Soltanto il clamoroso «harakiri» tattico della Ferrari gli apre definitivamente le porte di un podio ormai insperato. Il ragazzo va in pausa con ben 50 punti di vantaggio sul primo degli inseguitori…
Nico Hülkenberg (Audi / 9° classificato): voto 7
Riscossa. – Ecco la fine di un lungo digiuno che cominciava a farsi fin troppo pesante per il tedesco. Il tortuoso circuito ungherese gli regala, finalmente, i primi agognati punti della stagione. Nico conduce una gara di rara pulizia tattica, difendendo con le unghie ogni metro di tracciato e approfittando con cinismo di ogni sbavatura altrui.
Scuderia Aston Martin (Honda): voto 6
Incoraggiante. – Attenzione! Il corposo pacchetto di aggiornamenti sbarcato in quel di Budapest conferma le aspettative e ripristina, seppur parzialmente, la competitività della AMR26. A sublimare questa timida resurrezione ci pensa, come sempre, il buon Fernando Alonso (#14), capace adesso di centrare un Q2 fino ad ora irraggiungibile. La strada per la vetta resta lunga e impervia, ma la rotta sembra finalmente tracciata. Anche perché, all’orizzonte, s’intravede la tappa di Zandvoort: qui è infatti atteso il debutto del propulsore aggiornato con specifiche ADUO. Il pezzo mancante per capire se questo risveglio sia solo una rondine estiva o l’inizio di una vera e propria primavera…

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Oscar Piastri (McLaren-Mercedes / DNF): voto 6,5
Beffato. – Oscar conduce un avvio di gara magistrale: al via è lesto e aggressivo nel prendersi subito la testa della corsa sul compagno di squadra. Soltanto l’ostacolo rocambolesco di Sainz in fase di doppiaggio gli fa perdere il contatto visivo con la leadership. A una manciata di giri dalla conclusione, poi, il cambio della sua MCL40 lo tradisce mentre viaggiava verso un secondo posto che avrebbe garantito la doppietta papaya.
Le pagelle del GP di Ungheria – FLOP
Charles Leclerc (Ferrari / 4° classificato): voto 5
Sincopato. – Promosso al secondo posto in griglia di partenza (vedi l’infrazione di Hamilton), il monegasco non trova più il ritmo celestiale del venerdì di Libere. La domenica di gara, infatti, si trasforma subito in un cocente rompicapo: lo stacco frizione dal lato sporco è un vero e proprio handicap. E lo spunto felpato dei primi metri è complicato anche dall’utilizzo di una mescola usata. Da lì in avanti, una corsa al trotto, caratterizzata da una resa prestazionale quasi sincopata: lampi di velocità purissima a grosse fasi d’ombra. Il quarto posto finale, ottenuto per gentile concessione del compagno di squadra (penalizzato ancora), non cancella affatto le rughe di delusione dal volto del monegasco.
Lewis Hamilton (Ferrari / 5° classificato): voto 4,5
Disastroso. – Una vera e propria «via crucis», condita da una leggerezza disarmante. Il weekend ungherese del Re Nero si trasforma in un manuale d’errori, inaugurato già al sabato con la penalità per «impeding» ai danni di Piastri. Si tratta di una prima disattenzione clamorosa, condivisa a metà tra muretto Ferrari e lo stesso pilota. La seconda, invece, arriva la domenica: un’altra penalità, stavolta per «Pit lane speeding», che lo retrocede di una posizione al traguardo. A scavare la fossa alla sua gara, però, son stati due episodi ancor più gravi. Oltre all’inutile sosta sotto regime di VSC che spalanca ad Antonelli le porte del podio, rammentiamo del sorpasso subito da Verstappen in approccio di curva 1. Una manovra con cui Lewis disinnesca totalmente il riuscitissimo «undercut» ordito dagli strateghi della rossa. E che, con ottime probabilità, gli avrebbe permesso di lottare per la vittoria…

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Scuderia Ferrari: voto 4
Autolesionista. – E proprio come a Monaco, l’illusione s’infrange contro il muro delle proprie debolezze. La SF-26 si presenta ai nastri di partenza coi galloni di favorita, forte di un tracciato teoricamente amico. La realtà, però, è più difficile del previsto: la pista ungherese mette a nudo la cronica fragilità di bilanciamento nei tracciati «rear limited». E gli errori marchiani e la miopia tattica concedono alla concorrenza un facile risultato, come non accadeva da tempo. Insomma, un weekend da matita rossa, che lascia Maranello travolta dai dubbi e con una lunga lista di lezioni da imparare.
George Russell (Mercedes / 7° classificato): voto 5,5
Perseguitato. – La sfortuna sembra avere un nome ben preciso: quello dell’inglesino. Già il sabato si interrompe bruscamente perché il motore della sua Mercedes comincia, inspiegabilmente, ad inghiottire acqua nel momento culminate della Qualifica. La Dea Bendata, poi, decide di rincarare la dose: allo spegnimento dei semafori il propulsore nuovo di zecca va in «Anti-Stall», facendolo scivolare in fondo al gruppo. Da lì è soltanto una faticosissima gara di rimonta. I punti portati a casa sono d’oro, ma l’amarezza per ciò che avrebbe potuto essere senza questa persecuzione tecnica resta enorme.
Carlos Sainz (Williams-Mercedes / 18° classificato): voto 2
Dannoso. – Incastrato nelle retrovie e incapace di trovare il ritmo per risalire la china su una pista che non perdona, lo spagnolo si rende protagonista di un episodio decisamente brutto. Nonostante le bandiere blu gli imponessero di dare strada a Piastri in piena lotta di testa, Carlos finisce per ostacolare l’australiano con una manovra assai scorretta. Un atteggiamento ostruzionistico che gli vale la riprovazione generale (oltre alla penalità di 5 secondi) e che macchia una prestazione già di per sé priva di acuti.
Scuderia Cadillac (Ferrari): voto 2
Cartapesta. – L’ennesima disfatta impietosa, conclusasi con entrambe le monoposto ritirate anzitempo. Cos’è che ha tradito il team statunitense? I soliti cedimenti strutturali: l’impianto frenante per Sergio Pérez (#11), il sistema sospensivo per Valtteri Bottas (#77). Insomma, le loro vetture paiono modellate con la cartapesta. E mentre la concorrenza macina chilometri (vedi Aston Martin, che ha trovato una quadra…), la Cadillac si ritrova smarrita nel fondo della griglia. Con lo spettro ben concreto di poter diventare la nuova e indiscussa ultima della classe…
Immagine di copertina, Fonte: F1 su X (Twitter)


