La firma di Michael Schumacher sul casco di Jackie Stewart per Race Against Dementia
La scorsa domenica il tre volte campione del mondo di F1 Jackie Stewart ha girato sul circuito di Sakhir in Bahrain sulla Tyrrell 006 con cui conquistò il suo terzo titolo nel 1973. Un’esibizione nata per pubblicizzare Race Against Dementia, l’associazione per la lotta alla degenerazione cerebrale del lobo frontale fondata dal pilota scozzese. La vicenda dell’amatissima moglie Helen, colpita da questa malattia che l’ha resa col tempo l’ombra di se stessa, ha spinto Jackie a combatterla strenuamente.
L’85enne si è calato perciò un’ultima volta nella sua monoposto più iconica per raccogliere fondi per la sua organizzazione. Un’occasione nella quale hanno dato un loro contributo innumerevoli campioni del mondo che hanno autografato il casco che ha indossato in quest’occasione speciale. 20 firme di 20 iridati in F1 tra le quali su tutte spicca una sigla sulla destra della mentoniera: M.S.
Due lettere dallo stile inconfondibile, piene di significato in quanto sono il primo messaggio di una persona tornata letteralmente dal mondo delle ombre. 11 anni e mezzo dopo il terribile incidente sugli sci di Meribel che ha sconvolto la sua vita Michael Schumacher ha per la prima volta dato un segno tangibile della sua presenza cosciente.
Una firma autentica che il campione tedesco, aiutato dall’amorevole moglie Corinna, ha lasciato sul casco di Stewart e che ha mille chiavi di lettura. Da un lato la vicinanza allo scozzese, che assiste da anni Helen come da anni Corinna assiste Michael. Dall’altra la potenza che una semplice sigla può avere su un’iniziativa benefica, a testimonianza di quanto ancora Schumi sia conosciuto e amato. La prova che in quest’era dominata dall’apparenza e dalla risonanza di chi urla più forte basta ancora un gesto silenzioso per smuovere le montagne.
L’emozione di Sir Jackie Stewart
Sir Jackie Stewart è rimasto colpito dalla decisione di Schumacher di prestare la sua firma, seppur nelle sue condizioni, a questa causa. La tragedia che ha sconvolto la sua famiglia fa indubbiamente sentire lo scozzese empatico con Corinna, che si prende amorevolmente cura del marito da anni. Esattamente come lui fa per la sua adorata Helen, che lo ha supportato per tutta la sua carriera motoristica seguendolo in capo al mondo.
Il tricampione del mondo ha dichiarato quanto segue al Daily Mail:
“È bellissimo che Michael abbia potuto autografare il casco in quest’importante causa, una malattia per la quale non esiste cura. Sua moglie lo ha aiutato, e ha completato la lista di ogni singolo campione che è ancora con noi.”

La firma di Michael Schumacher che non convince i miserabili
È ovvio che la firma di Michael Schumacher concessa per questa iniziativa suscitasse una grande eco sui social, sia positiva sia purtroppo negativa. Oltre ai tantissimi che hanno salutato con infinita gioia ciò si sono purtroppo palesati i soliti miserabili privi di capacità di ragionamento. Persone che si ergono a giudici supremi senza essere minimamente informate sui fatti, cadendo nel più becero complottismo. Addirittura c’è chi accusa Corinna e Stewart di aver speculato – per una causa benefica, ricordiamolo – su un uomo ridotto in stato vegetativo. Dimenticandosi completamente che in realtà Michael è uscito dal coma già a metà 2014, per quanto ci siano voci contrastanti sulle sue condizioni.
Mi permetto perciò di dire la mia sulla vicenda, da umile spettatore di tutto ciò che non vanta cugini insider come tanti pseudofenomeni del web. Fermo restando che non sappiamo come stia davvero Schumi se non la sua famiglia e la sua cerchia di amici fidati – tra i quali vi sono Jean Todt e Luca Badoer, collaudatore della Ferrari del dominio degli anni Duemila –, ci sono segnali che in realtà lui sia cosciente, per quanto in maniera certamente compromessa dai suoi devastanti danni cerebrali. È ciò che hanno fatto intendere Corinna, i figli Mick e Gina Maria – che ha da poco regalato al Barone Rosso la gioia della sua prima nipotina Milly – e tutti i suoi cari.
E se, in questa particolare condizione, Michael fosse consapevole di ciò che fa? Se avesse deciso di sua spontanea volontà di lasciare quella firma per una causa verso cui si sente empatico? Se quella sigla “M.S.” fosse stata davvero scritta da lui e la moglie lo avesse soltanto aiutato, come fa da più di un decennio?
Ecco che qua tante narrazioni social cadono, tanti leoni da tastiera crollano, in quanto pontificherebbero su un uomo in grado d’intendere e di volere. Imporre su di esso la loro volontà, il loro concetto di “vita dignitosa” senza sapere le sue idee al riguardo. Senza minimamente tenere in considerazione l’ipotesi che il Michael Schumacher che tutti conosciamo esista ancora, sebbene in un corpo indubbiamente martoriato. Ma che resta il suo corpo, e magari gli sta bene così com’è.
È in casi come questo che l’unica cosa da fare sarebbe tacere, lasciare che siano i gesti a parlare. La gente pretende che la famiglia della leggenda tedesca parli della sua condizione, rinunci al suo diritto alls privacy. Nascondendosi dietro ad affermazioni spesso addirittura crudeli nei confronti della povera Corinna con la scusa della libertà d’espressione e d’informazione. Al contempo cercando di negare agli Schumacher – e forse a Michael stesso – quella di lasciargli decidere se e cosa dire. Vera e propria colpevolizzazione della vittima.
Da persona che ha tifato il Kaiser durante la sua carriera agonistica e che lo tifa ancor di più in questa sua battaglia mi rivolgo a lui e alla sua famiglia con queste parole prese da Dante Alighieri: non ragioniam di lor, ma guarda e passa.
Keep Fighting, campione. Siamo e saremo sempre con te, fino alla fine.

Fonte immagine di copertina: Formula 1 via X


