Sappiamo benissimo come il mondo del motorsport sia estremamente ampio, con una grande quantità di categorie ed eventi che vanno ad alternarsi dall’inizio di gennaio fino alla fine di dicembre, alcuni più conosciuti di altri, ma una cosa li accomuna: la passione. Il primo degli appuntamenti principe della stagione motoristica è la 24 Ore di Daytona, evento imperdibile che raccoglie centinaia di migliaia di appassionati da tutto il mondo.
Il circuito intramontabile, che dà il nome stesso all’evento, è stato teatro di una gara travagliata per parecchie vetture, che hanno avuto diversi imprevisti, come ormai siamo ben abituati in questo genere di gare.
La 24 Ore di Daytona storicamente apre la stagione delle grandi stelle dell’asfalto in grande stile, portando in pista piloti di alto calibro come Alex Palou, Antonio Fuoco, Alessandro Pier Guidi e Kevin Estre, piloti leggendari del motorsport moderno, sia a ruote scoperte che coperte, tutti uniti dall’amore per le corse.
Ovviamente, a far da cornice all’alto livello dei piloti, arrivano team importantissimi come Porsche, BMW e Cadillac, per citarne giusto qualcuno in classe GTP, e Ferrari, Aston Martin e Lexus per quanto riguarda il mondo delle GTD.
Evento che effettivamente è una vera e propria festa, dove per un giorno intero vige un senso di fratellanza fra gli spettatori (togliendo le risse che purtroppo si aprono ogni tanto sulle tribune), con svariati concerti, un piccolo luna park e tantissime grigliate a bordo pista, che mettono ben in chiaro lo spirito delle corse sul suolo americano.

24 ore di Daytona: l’inizio della gara e i pit stop
Come si può ben immaginare, già dalla primissima bandiera verde il caos è stato il fattore principale di questa edizione della 24 Ore di Daytona. È bastata una singola curva per vedere i primi testacoda, seguiti dalle prime difficoltà per parecchie vetture, fra cui la numero 04 Crowdstrike Racing by APR della classe LMP2 e diverse altre vetture della stessa categoria, accompagnate anche dalla BMW numero 24 della classe GTP.
A scappare subito sono le due Porsche, che già dai primissimi giri iniziano a far sentire un passo molto più forte rispetto a tutte le altre vetture, che per le prime ore non possono far altro che guardare quella che è stata una bella battaglia fra Felipe Nasr e Kevin Estre, con il francese che sfila avanti così da consentire un’entrata comoda nella pit lane.
Da sottolineare la strategia brillante usata sulla vettura numero 7, collocata durante il rifornimento in modo obliquo così da garantire un’uscita più semplice per Nasr, permettendogli eventualmente di superare la vettura numero 6, che aveva la piazzola di sosta a pochi centimetri di distanza.
Parlando della pit lane, non si possono non menzionare altri due grandi protagonisti: la vettura GTD Pro Ferrari numero 033, che ha avuto un principio d’incendio durante la sosta (poi subito fermato), e il cameraman presente durante i cambi di pneumatici, che ha fornito inquadrature di altissimo livello, mostrando ogni singolo dettaglio delle vetture.

Dalla nebbia al trionfo
Protagonista principale di questa 24 Ore di Daytona è stata la nebbia, che ha fatto da dominatrice assoluta della gara per parecchie ore, andando a paralizzare l’evento per diverso tempo.
Le ore passano e diverse vetture si ritirano lentamente: sono state parecchie le Full Course Yellow di questa edizione, soprattutto nel primo arco di gara, che ha avuto numerose interruzioni e ha movimentato le strategie.
L’equipaggio che si è distinto più di tutti è stato quello della Cadillac numero 31, che dalla pole position (poi tolta a causa dell’eccessiva usura del fondo) è passato a una gloriosa rimonta, che li ha portati prima a entrare ufficialmente nelle posizioni del podio, poi ad avere una strategia migliore rispetto alla vettura numero 6 della Porsche, che, capitanata da Kevin Estre, ha avuto un ultimo stint a dir poco complicato, crollando in quarta posizione e lasciando il terzo posto alla BMW numero 24, la stessa che nei primi istanti della gara si era girata.
La rimonta furiosa della Cadillac Whelen numero 31 nell’ultimo stint è stata talmente buona da innescare una veloce battaglia con la Porsche numero 7, dove però ha avuto la meglio quest’ultima, costringendo la vettura dall’animo a stelle e strisce a tranciare i propri sogni di gloria fino alla seconda posizione, consentendo alla Porsche numero 7 di tagliare il traguardo per prima. Il costruttore con sede a Stoccarda va quindi al successo per la terza volta di fila, fortificando ancor di più la propria presenza nell’appuntamento endurance su suolo americano per eccellenza.

24 ore di Daytona, le altre categorie.
Lmp2
Abbiamo visto ciò che è successo nella classe regina di questo evento, ma nelle altre categorie? Partendo dalle LMP2, unica altra vettura prototipo in pista, abbiamo visto una gara segnata da parecchi colpi di scena, dai vari incidenti alle piccole difficoltà insorte nel corso della lunghissima gara, ma un team fra tutti è riuscito a portare saldamente la vettura al primo posto con una rimonta degna di nota: la Crowdstrike Racing by APR numero 04. Vettura che, come ormai sappiamo, è stata una delle attrici protagoniste del caos in curva 1, ma ha saputo riprendersi con coraggio e forza, portando la vettura alla vittoria di categoria, seppur con qualche piccola difficoltà durante il viaggio.
GTD e GTD Pro: caos in pista
Spostandoci poi nel mondo delle GTD, la situazione si fa altamente particolare: dal trionfo praticamente incontrastato della BMW M4 GT3 Evo del team Paul Miller Racing numero 1 in classe GTD Pro, che dalla seconda piazza in qualifica ha massimizzato il tutto portandosi a casa la gloria della vittoria di categoria.
Se invece ci spostiamo in GTD, la battaglia per la prima posizione è rimasta accesa praticamente fino alla fine. Decine di minuti di frenetica battaglia fra la Mercedes numero 57 capitanata da Ellis e l’Aston Martin numero 44 guidata da Thiim, dove il secondo ha provato in ogni modo a sopravanzare la vettura tedesca, rischiando tantissimo negli ultimi giri a causa di un tentativo di sorpasso che poteva portare al ritiro di entrambe le macchine.
Imboccata la traiettoria esterna sul banking, nella speranza di trovare qualche millimetro di vantaggio sulla Mercedes, Thiim ha provato il tutto per tutto, non aspettandosi una risposta alquanto brusca da parte di Ellis, che, forte della traiettoria interna, tenta di dare una sportellata all’avversario, rischiando a sua volta di perdere il controllo della macchina. Il tutto si risolve positivamente per entrambi, ma la posizione di testa rimane in mano alla vettura tedesca, che poi vincerà la gara per la propria categoria.
Evento che si conclude con il sorriso stampato sul volto di parecchi, ma la delusione su quello di tantissimi altri, che adesso non potranno fare altro che attendere l’inizio della stagione motoristica effettiva delle corrispondenti categorie.

Fonte immagine in copertina: Porsche Motorsport via Instagram


