Un tempo Toyota era sinonimo di “Ti piace vincere facile?” nel WEC. Il vantaggio tecnologico di cui i giapponesi avevano goduto tra la fine dell’era LMP1 e l’inizio di quella Hypercar li avevano resi malvisti da molti. I loro successi nel mondiale Endurance, persino in quel combattutissimo 2024 contro la Ferrari, sono stati sminuiti sistematicamente. Ma adesso tutti hanno avuto da ricredersi: da veri samurai, andando contro un BoP segreto controverso e sospetti di favoritismi verso BMW, quest’anno hanno vinto il suo ottavo campionato Costruttori di puro merito sportivo. Certo, con una vettura da non sottovalutare, ma anche e soprattutto grazie al talento dei suoi piloti e alla sua perfezione operativa. Un bottino pieno per Toyota tra 24 Ore di Le Mans e titolo Manufactures, con ora il Piloti ridotto a una questione tra i suoi equipaggi.
Toyota TR010: il gioiello che ha beffato il BoP
All’inizio dell’anno i nuovi regolamenti del WEC avevano fatto discutere enormemente. Tra norme restrittive sulla flessibilità di ali e skid block, i famosi gettoni Evo Joker per permettere a chi si trova indietro di recuperare, il Success Handicap dal 2026 applicato pure alle Hypercar e soprattutto il Balance of Performance non più divulgato dalla FIA tantissime squadre hanno dovuto rivedere e correggere profondamente le loro vetture. Tra queste più di tutte spicca Toyota, che era comunque già arrivata lo scorso anno con la GR010 plafonata.
La TR010 si è presentata ai blocchi di partenza come ben più di una semplice revisione della sua progenitrice. L’aerodinamica è stata rivoluzionata, puntando a una maggiore efficienza in rettilineo per favorire il bilanciamento e compensare gli effetti delle zavorre del BoP, ufficialmente sconosciute. Queste ultime sono state il vero grattacapo per tanti big, spesso portando a veri e propri ribaltoni tra una gara e l’altra. La Toyota stessa non ne è stata immune, soffrendo tantissimo dopo ogni sua vittoria. Emblematica è stata la 6 Ore di San Paolo, dove nessuna delle vetture è arrivata in zona punti a seguito del trionfo rosso-bianco a Le Mans.
La capacità della casa giapponese nel reagire a questi “tiri mancini”, che hanno quasi sempre avvantaggiato BMW, è stata però incredibile. Sia grazie al fantastico telaio della TR010, che ha garantito una distribuzione ottimale delle zavorre, sia al garage e ai piloti, quasi sempre perfetti. I collaudati equipaggi #7 (Kamui Kobayashi/Nyck de Vries/Mike Conway) e #8 (Brendon Hartley/Ryo Hirakawa/Sebastien Buemi) sono stati a dir poco eccellenti nel corso della stagione. Ormai veterani del mondo Endurance, questi sei corridori sono stati fondamentali nel dare alla Toyota una solida base agonistica su cui contare per la vittoria.

Una stagione 2026 del WEC dura per Toyota
Tra Imola e Le Mans: un inizio sfolgorante
Sin dalle primissime battute era chiaro che la Toyota sarebbe stata la squadra da battere nel WEC 2026. La forza mostrata a Imola contro le ex dominatrici Ferrari 499P lo aveva subito fatto capire. La TR010 aveva immediatamente dimostrato di aver superato i noti limiti della GR010, e questo ha fatto tremare non poco rivali e FIA.
Già alla seconda gara a Spa infatti le vetture rosso-bianche si sono viste “azzoppate” dal BoP, costrette ad accontentarsi del 5° posto con la #7 e addirittura del 10° con la #8 mentre BMW s’involava in una prima storica doppietta. Un qualcosa che ha fatto infuriare i solitamente pacati giapponesi, i quali nonostante la loro nota cortesia non hanno nascosto il proprio disappunto.
Un richiamo velato che sicuramente è arrivato alle orecchie della Federazione, dato che alla 24 Ore di Le Mans la situazione è radicalmente cambiata. Nonostante la mancanza di velocità sul giro secco in gara le TR010 si sono dimostrate incredibilmente competitive. In particolare la #7 è stata un metronomo, beffando sulla lunga distanza la BMW #20 di Robin Frijns/René Rast/Sheldon van der Linde. Un successo quello sul Circuit de la Sarthe che mancava dal 2022 a Toyota, e conquistato stavolta senza alcun vantaggio tecnico o regolamentare.

Un’estate di sofferenza per una rinascita finale
Purtroppo non è tutto oro quello che luccica, e Toyota ha pagato pegno per questi successi iniziali. Alla 6 Ore di San Paolo, pista che già di per sé si sapeva non essere favorevole alle caratteristiche della TR010, la squadra è andata totalmente in blackout, sbagliando tutto quello che si poteva sbagliare e chiudendo con nessuna macchina a punti.
La vera tragedia è arrivata però alla Lone Star Le Mans, dove la #7 si è ritirata per un problema mentre lottava per la vittoria. Un colpo durissimo che ha permesso a BMW e Ferrari di riavvicinarsi nel mondiale.
Ma è nei momenti di difficoltà che emergono i veri campioni, ed è quanto è accaduto nella doppietta Fuji-Barcellona. Qui l’equipaggio #8 ha ottenuto due vittorie di fila strepitose, annichilendo la concorrenza.
L’1-2 finale in Spagna della #8 e della #7 è stato il climax di una scalata che sembrava impossibile ad un certo punto della stagione. Con 58 punti di vantaggio Toyota è ormai irraggiungibile da BMW in classifica Costruttori, e anche il titolo Piloti è una questione esclusiva in casa sua. A condurre quella classifica è l’equipaggio #8 di Brendon Hartley/Ryo Hirakawa/Sebastien Buemi, davanti di 17 lunghezze a quello #7 di Kamui Kobayashi/Nyck de Vries/Mike Conway. Insomma, vada come vada la 6 Ore di Monza sarà una parata trionfale per il team giapponese.

L’ex dominatrice diventata “outsider”: come Toyota ha conquistato il WEC 2026
Una delle più grandi critiche che si facevano a Toyota sino a un paio di anni fa era che “vincesse facile” nel WEC. Dalle accuse di lobbying per avere regolamenti su misura a irregolarità tecniche, prima in LMP1 e poi in Hypercar i giapponesi hanno dovuto vivere con lo stigma ingiusto di non meritare realmente i suoi trionfi. Spesso ignorando la genialità delle loro intuizioni, o il fatto che sapessero leggere in che direzione precisa stava andando l’automotive. E non è un caso che ancora adesso chi voleva che le cose cambiassero non abbia per nulla gioito di com’è andato a finire questo mondiale.
Ma, va detto, quest’anno sia i regolamenti sia certe scelte dietro le quinte potevano far pensare all’esatto opposto. Sin troppo di frequente case come BMW o new entry come Genesis hanno palesemente beneficiato di BoP “generosi”. Spesso passando sopra il reale valore delle macchine e delle squadre. Certo, viene da dire che nel mondo Endurance sia normale il sistema delle zavorre, lo si usa da anni. Ma quanto visto nel WEC 2026 ha spesso assunto toni piuttosto esagerati, quasi fantozziani vedendo certi palesi “azzoppamenti”.
È proprio per questo che possiamo dire che Toyota quest’anno abbia vinto partendo da premesse da “outsider”. Nessuno alla vigilia poteva prevedere la grandissima adattabilità della TR010, o la perfezione operativa quasi totale di team e piloti. Un trionfo che incarna l’essenza stessa degli Sportprototipi: non ha vinto il più veloce, ma il più concreto.
È con questa consapevolezza che i giapponesi si possono fregiare di un titolo non ottenuto più da odiati dominatori della categoria, ma da vincenti forse non amati da tutti, ma di sicuro stimati. Che è davvero ciò che conta nello sport. Non vince il più simpatico al pubblico, bensì il migliore. Una bellissima e insostituibile meritocrazia tecnologica e sportiva della quale Toyota è un’eccellente personificazione. E che si spera rimanga il paradigma di un campionato che non deve inseguire lo show a tutti i costi per essere bellissimo. Basta che resti se stesso.

Fonte immagine di copertina: TOYOTA RACING WEC via X


