A soli 21 anni, Bianca Bustamante è già uno dei volti più riconoscibili del motorsport femminile. Dopo il percorso in F1 Academy con McLaren, la pilota filippina ha intrapreso una nuova sfida in Eurocup-3 con Palou Motorsport (gestita dallo stesso Alex). In questo modo, anche in seguito alla stagione in GB3, si è potuta dare continuità al suo percorso di crescita dentro e fuori dalla pista. In occasione della 4 ore di Imola, appuntamento dell’European Le Mans Series, la redazione di Formula1andco è stata presente sul circuito del Santerno per raccontare un intenso weekend di motorsport. Tra la presenza di diverse categorie e protagonisti di caratura internazionale, gli ingredienti per un fine settimana entusiasmante di certo non sono mancati.
Nello stesso fine settimana, infatti, è scesa in pista proprio la Eurocup-3, offrendo l’occasione di incontrare alcune delle giovani promesse come Sztuka o Powell. Tra queste, io, Louis Rosace, ho avuto l’onore di intervistare Bianca Bustamante. Durante il weekend di Imola, abbiamo raccolto le testimonianze di altre due protagoniste di spicco come Jamie Chadwick e Doriane Pin, completando una triade interamente dedicata alle donne che stanno lasciando il segno. Nel corso dell’intervista, Bianca, solare come al solito, racconta quanto le esperienze vissute l’abbiano formata come pilota e persona, le difficoltà e il rapporto coi social.
L’intervista a Bianca Bustamante
1) Guardando oggi alla F1 Academy, quanto ritieni che questo campionato ti abbia realmente formata come pilota, al di là della percezione esterna, soprattutto nella gestione della pressione e nell’affrontare un weekend di gara?
“Credo che l’aspetto più importante della mia esperienza in F1 Academy, e quello che ho apprezzato di più, sia il fatto che mi abbia aperto tantissime porte. Provenendo dalle Filippine, dove le opportunità nel motorsport sono molto limitate, non riuscivo a trovare un ambiente in cui potessi crescere e svilupparmi come pilota. La F1 Academy mi ha dato proprio quello spazio: la possibilità di gareggiare senza dovermi preoccupare costantemente delle difficoltà economiche. Grazie al fatto che nel campionato tutti e dieci i team di Formula 1 supportano una pilota, circa il 90% dei costi viene coperto. Questo mi ha permesso di concentrarmi sul mio sviluppo in pista, ma anche di sfruttare una piattaforma che mi ha dato visibilità. Ciò mi ha consentito di far crescere il mio brand personale, i miei canali social e la community di persone che oggi mi segue.”
2) Durante il tuo percorso con McLaren, qual è stato l’insegnamento più sottile ma allo stesso tempo più significativo che hai portato con te? È stato un metodo di lavoro, un approccio più analitico o un diverso modo di intendere cosa significhi essere una pilota professionista?
“Penso che la F1 Academy metta le sue pilote sotto molta pressione. C’è un elevato livello di competitività e, allo stesso tempo, la pressione di essere sempre sotto i riflettori. Come pilota McLaren, ho dovuto sviluppare molta più determinazione e imparare a dare il massimo in ogni pista, affrontando i momenti più difficili. Non importa se il risultato è positivo o negativo: bisogna sempre guardare avanti e mantenere una mentalità orientata al prossimo appuntamento. Credo che questo mi abbia fatta crescere enormemente come pilota.
Gli anni trascorsi in F1 Academy sono stati un percorso di grande crescita personale, durante il quale ho raggiunto una maturità che oggi posso mettere in pratica. Ora che ho concluso il mio percorso in F1 Academy, mi sono diplomata nel programma McLaren e sono passata alla Eurocup-3. Mi trovo a competere contro piloti molto più esperti, in una griglia di 30 vetture. Proprio questo weekend, ad esempio, sono riuscita a concludere nella top 15. Ho lottato con costanza per quelle posizioni nonostante le numerose neutralizzazioni e le safety car, ma sono riuscita a rimanere lucida e a prendere le decisioni giuste. Credo che questo sia il risultato della maturità mentale che ho sviluppato negli ultimi anni.”

3) Quest’anno gareggi nell’Eurocup-3 con Palou Motorsport. Innanzitutto, come descriveresti il weekend di Imola e quanto ti piace questo circuito? Inoltre, quali aspetti specifici della tua guida hai dovuto adattare maggiormente rispetto alle categorie in cui hai corso in passato: l’ingresso in curva, la gestione degli pneumatici o la capacità di interpretare l’evoluzione del grip nel corso dello stint?
“Era la mia prima volta qui a Imola e, di fatto, anche la prima occasione in cui ho guidato su questo circuito. Sono passata direttamente dalle prove libere alle qualifiche e poi alle gare. Dal punto di vista tecnico, credo di essere riuscita ad adattarmi alle condizioni della pista più velocemente di molti altri piloti intorno a me. Mi sono qualificata in 24ª posizione, ma in ogni gara sono riuscita a recuperare tra le otto e le nove posizioni, un risultato che considero molto positivo, soprattutto sapendo quanto sia difficile sorpassare a Imola.
Su questo circuito è fondamentale saper cogliere ogni opportunità, scegliere il momento giusto per tentare un sorpasso e farlo in modo calcolato. È molto facile commettere un errore, entrare in contatto con un’altra vettura o finire nella ghiaia. Come abbiamo visto ieri, ci sono state tre Safety Car e diversi piloti hanno perso il controllo della macchina nel tentativo di effettuare un sorpasso. Per alcuni di loro questo ha finito per compromettere la gara. Io, invece, sono riuscita a sfruttare al massimo ogni occasione, non solo grazie alla mia velocità, ma anche alla capacità di leggere le situazioni e di reagire rapidamente. È proprio questo che Imola ti insegna: devi essere sempre estremamente attenta, perché qualcosa può succedere in qualsiasi momento, sia davanti a te sia alle tue spalle.”
4) Ripensando alla tua stagione in GB3, qual è stato l’aspetto più impegnativo che non emergeva dai risultati ma che è stato fondamentale per la tua crescita? L’adattamento a nuovi circuiti, la competizione interna al team o la necessità di essere costante su piste con caratteristiche molto diverse tra loro?
“Credo che la cosa con cui ho fatto più fatica in GB3 sia stata il fatto che il campionato fosse molto incentrato sul contesto britannico. C’è una fortissima attenzione al motorsport inglese e anche i team, ad esempio, lavorano in modo molto diverso rispetto a quello a cui ero abituata. Fino a quel momento avevo corso soltanto con squadre italiane e francesi e, ora che sono tornata a lavorare con Prema e Palou Motorsport, mi rendo ancora più conto della differenza. Per me è stato un vero e proprio shock culturale approdare nella British F3 e lavorare con team di fascia inferiore come Elite, che, ad esempio, non avevano lo stesso livello di preparazione.
Di conseguenza, durante quella stagione ho dovuto essere molto autosufficiente e credo che sia anche il motivo per cui non sono cresciuta come pilota quanto avrei potuto. Tornare ora nel contesto europeo e lavorare con team di alto livello come Prema e Palou Motorsport è completamente diverso. Stiamo lottando sia per il campionato a squadre sia per quello piloti, posso contare su ottimi riferimenti tecnici e su una preparazione al simulatore che mi permette di arrivare pronta fin dall’inizio di ogni weekend di gara. In fondo, credo sia vero il detto: «Chi non si prepara, si prepara a fallire.» E penso che questa sia stata probabilmente la sfida più grande che ho dovuto affrontare.”

5) Hai una presenza molto forte sui social media. Quanto è difficile separare la tua identità di pilota dalla tua immagine pubblica, soprattutto nei momenti in cui i risultati in pista non rispecchiano tutto il lavoro svolto dietro le quinte?
“Sicuramente le due cose spesso si sovrappongono, perché sui social cerco di essere il più autentica possibile. Non ho mai finto di essere qualcuno che non sono. Anzi, se mai mi è capitato di finire nei guai, è stato proprio perché ho cercato di essere il più vulnerabile e sincera possibile. Se facevo una brutta gara, mi sono sempre assunta la responsabilità dei miei errori. Credo che sia proprio questo a distinguerti: non sei i tuoi errori e non sei definita dai tuoi fallimenti.
Se c’è qualcosa che ti definisce, è il modo in cui riesci a superarli e a imparare da essi. Con questa mentalità non ho mai sentito il bisogno di separare la persona che sono sui social da quella che sono nella vita reale, perché i social sono semplicemente un’estensione di me stessa. Sono un’estensione della mia personalità e delle cose che amo, prima fra tutte il motorsport. E credo che questo sia un aspetto positivo. Avere questa mentalità mi ha permesso anche di prendere le distanze dalla pressione di dover essere all’altezza delle aspettative degli altri. Alla fine, i miei social rappresentano me: pubblico quello che voglio e penso che avere questo controllo su se stessi e sulle proprie emozioni sia una qualità davvero importante.”
6) Sei spesso considerata un modello di riferimento per le giovani ragazze che vogliono intraprendere una carriera nel motorsport. Quanto senti di aver scelto e abbracciato consapevolmente questo ruolo e quanto, invece, è una responsabilità che ti è stata attribuita dagli altri?
“Credo che essere un modello di riferimento non significhi necessariamente essere sempre perfetti o fare sempre la cosa giusta. Penso che essere un buon esempio significhi anche mostrare i propri fallimenti e i propri lati meno positivi, perché, alla fine, sono anch’io semplicemente una persona. Ho solo 21 anni e sto vivendo questa vita per la prima volta: non è che abbia una seconda possibilità per rifarla. Ogni giorno che vivo, ogni anno che passa e ogni gara che affronto mi fanno evolvere continuamente come persona. È un percorso in costante salita, perché non arriverai mai a una versione definitiva di te stessa.
Non credo che si possa arrivare a 90 anni e pensare: “Ecco, adesso sono perfetta”. Semplicemente non è possibile. Per me, essere un buon modello significa essere consapevoli delle differenze che ci distinguono dagli altri. Significa anche accoglierle e cercare ogni giorno di diventare una versione migliore di se stessi. Questo è ciò che considero un vero role model. Non qualcuno che è sempre impeccabile, ma qualcuno che sa riconoscere quando può fare di meglio e si impegna a crescere. Con questa mentalità non ho mai sentito di dover essere all’altezza di un’immagine o di aspettative imposte dagli altri. Ho semplicemente capito che, quanto più sono sincera e autentica, tanto più leggero diventa il peso che porto sulle spalle.”

Ringraziamo ovviamente a nome di tutta la redazione Bianca Bustamante, il team Palou Motorsport e il proprio manager Darryl O’Young per averci concesso questa intervista.
Fonte immagine di copertina: LaureusSport via X
Intervista a cura di Louis Rosace


